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giovedì 12 febbraio 2015


Nei quattro numeri precedenti di MeRi news abbiamo provato a rispondere al coro di esperti e giornalisti che ha sostenuto l’inevitabilità della perdita d’olio dell’annata 2014 sostenendo che qualcosa di più per ridurre la perdita di olive si sarebbe potuto fare: bastava applicare il Dimetoato agli olivi a tempo debito. Certo, ciò avrebbe richiesto ben altra attenzione ed organizzazione di quella con cui è stato affrontato il problema e sono attualmente gestiti gli oliveti. E con ciò non mi riferisco a qualche oliveto sperimentale di qualche dipartimento di agraria o centro di ricerca, ma alla maggior parte degli oliveti, quelli che poi, di fatto, determinano la produzione di olio. In questi, le tecniche colturali, di difesa e di raccolta non differiscono molto da quelle di un secolo fa e conoscenza scientifica, innovazione e ricerca trovano scarsi riscontri.

Nel numero precedente, dopo aver cercato di dare un’idea di quanto sia impegnativa la tecnica per la protezione degli oliveti (previsioni meteo personalizzate + analisi delle olive infestate + uso del Dimetoato a tempo debito), abbiamo concluso osservando come sia molto più semplice sperare che tutto vada per il meglio e, in caso contrario, chiedere contributi pubblici. Ma il ritardo dell’innovazione tecnica nella protezione degli olivi (come delle altre colture) non dipende, nel nostro Paese, soltanto da una carenza di mezzi. Un vero e proprio ritardo culturale accomuna una moltitudine di operatori agricoli ‘ fai da te ’ e opinione pubblica: l’avversione all’uso di prodotti chimici in agricoltura. Anche per questo, molti olivicoltori rifiutano sdegnosamente anche solo di parlare di ricorso all’uso del Dimetoato. Secondo loro, dato che il prodotto è tossico, esso è nocivo per la salute e per l’ambiente. Questo è vero, ma il rischio dipende da quanto prodotto si usa; e ci sono regole precise da rispettare nel suo impiego perché il Dimetoato, potenzialmente tossico, non provochi danni né alla salute e né all’ambiente.

Le regole per l’uso del Dimetoato (come degli altri prodotti fitosanitari) sono il risultato di ricerche scientifiche e sperimentazioni serie fatte non solo dalle industrie chimiche private produttrici, ma anche dagli Enti pubblici che hanno il compito di tutelare la salute dei cittadini, degli animali e dell’ambiente. Queste regole sono diverse e articolate in relazione al grado di efficienza e pericolosità dei prodotti e riguardano: il loro acquisto, trasporto e conservazione, il metodo di difesa (a calendario, guidata, biologica, integrata), l’etichettatura, l’uso, la pulizia e il ricovero delle macchine irroratrici, lo smaltimento, ecc.. (consultare ad es.: ‘Guida al corretto impiego dei prodotti fitosanitari’ Regione Lazio, 2009; oppure la Determinazione A02562 del 4 aprile 2013 della Regione Lazio). Ciò che mi preme puntualizzare qui è che l’uso del Dimetoato, nel rigoroso rispetto di queste regole, è un importante contributo della Ricerca Scientifica alla produzione dell’olio e non un subdolo attentato alla qualità dell’ambiente e alla salute umana. Se mai è il rifiuto ‘a priori ’ di questo prodotto a essere un modo irrazionale di protezione degli oliveti. Le regole per l’uso sicuro ed efficiente dei prodotti fitosanitari ci sono, basta rispettarle (e farle rispettare).

Spulciando tra le decine di articoli in rete sul calo dell’olio del 2014, da cui abbiamo preso le mosse fin dal primo numero di MeRi news, abbiamo trovato qualche nota fuori dal coro (poche, in verità), che merita di essere ripresa. A proposito di olivicoltura c’è chi sostiene che non c'è conoscenza e ci si affida a quello che facevano i nostri nonni, chi che non si può continuare a fare l'olio come 60 anni fa, chi che l'agricoltura è cambiata e il clima anche, e perciò è necessario aggiornarsi e chi che l’Italia è rimasta arretrata per quanto riguarda l’olivicoltura moderna. Poi si trovano anche critiche più specifiche come: abbiamo rinunciato alla sperimentazione, stiamo abbandonando la ricerca che ci aveva reso celebri nel mondo, le forze della natura esistono e incidono, ma quello che fa la differenza è la preparazione. Infine, in un post di RGU notizie ho trovato la proposta più sensata: dopo l’invito a ‘ non creare allarmismi ’ a proposito del calo di produzione dell’olio, si afferma ‘ la volontà di chiedere a gran voce un osservatorio su l'andamento dei fenomeni fitosanitari ’.  

L’introduzione del metodo scientifico nella difesa fitosanitaria degli oliveti (e delle altre colture), con ciò che comporta in termini di conoscenze, organizzazione, monitoraggio, strumenti, investimenti, ecc. non è cosa che può  competere alle singole aziende, bensì alle loro organizzazioni: consorzi, cooperative, associazioni. Sono queste che dovrebbero (e avrebbero dovuto) preoccuparsi d’introdurre innovazione nelle pratiche agricole tradizionali. E invece, leggendo le loro reazioni di fronte al calo della produzione di olio dello scorso anno, esse sembrano preoccupate a fronteggiare l’emergenza attuale (cosa più che necessaria), ma non di prepararsi ad affrontare i prossimi attacchi della Bactrocera con maggiori probabilità di successo.

Nell’incontro di Montepaldi del 19 dicembre 2014 (http://www.scuoladellolio.it/it/news/19-andamento-climatico-e-infestazione-di-mosca-olearia ), in cui si sono analizzate la cause del calo dell’olio in Toscana, il prof. R. Petacchi della Scuola Sant’Anna di Pisa, nella presentazione ‘La mosca delle olive: il punto sulla bioecologia alla luce anche dell'annata olivicola 2014’, ha mostrato un grafico, relativo all’analisi dei dati della sua regione, da cui risulta che le ultime infestazioni dannose della mosca olearia si sono succedute ad intervalli di (circa) sette anni (2001, 2007, 2014). Non disponendo di dati altrettanto accurati, possiamo ipotizzare che anche nelle altre regioni dell’Italia Centrale il ritmo degli attacchi dannosi sia simile. Le organizzazioni degli olivicoltori hanno dunque a disposizione (circa) sette anni per affrontare la Bactrocera in modo più razionale di come hanno fatto finora (e con maggiori probabilità di successo).   


Maurizio Severini




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mercoledì 4 febbraio 2015


Ragionando sulle cause della diminuzione di produzione dell’olio d’oliva di qualità verificata lo scorso anno, diminuzione quasi unanimemente attribuita dagli esperti agli attacchi della mosca olearia (Bactrocera oleae) ed al tempo meteorologico, nei numeri precedenti, ci siamo domandati se si sarebbe potuto fare qualcosa di più per evitare questa “catastrofe”. E la risposta è stata sì, a condizione di usare l’insetticida Dimetoato a “tempo debito”, cioè sulla base di previsioni meteo locali personalizzate per le aziende. In questo numero, cercheremo di specificare il tempo debito non soltanto in relazione alle vicissitudini del tempo, ma anche alle caratteristiche nella mosca.

Partiamo ancora dalla voce ‘Bactrocera oleae’ di Wikipedia. (che chiunque può controllare sul web).  “Le femmine depongono le uova a partire dall'estate inoltrata, quando l'oliva ha almeno un diametro di 7-8 mm. L'ovideposizione avviene praticando una puntura con l'ovopositore sulla buccia dell'oliva e lasciando un solo uovo nella cavità sottostante”. “La schiusura dell'uovo avviene dopo un periodo variabile secondo le condizioni climatiche: da 2-3 giorni nel periodo estivo ad una decina di giorni nel periodo autunnale. La larva neonata scava inizialmente una galleria superficiale, ma in seguito si sposta in profondità nella polpa fino ad arrivare al nocciolo, che in ogni modo non viene intaccato. Durante lo sviluppo larvale avvengono due mute con conseguente incremento delle dimensioni della larva. In prossimità della terza muta la larva di terza età si sposta verso la superficie e prepara il foro d’uscita per l'adulto rodendo la polpa fino a lasciare un sottilissimo strato superficiale”. Poi si trasforma in pupa. ”La pupa resta quiescente nella cavità sottostante, protetta all'interno del pupario formato dall'esuvia della larva matura”, finché non si trasforma in adulto (la mosca) che lascia l’oliva attraverso il foro d’uscita .

Il riferimento all’ “estate inoltrata” è troppo vago. L’inizio dell’infestazione varia da una località all’altra in relazione all’andamento meteo dei mesi precedenti. Ritorneremo su questo punto. Ci soffermiamo, invece, sulle dimensioni della larva. La larva che sguscia dall’uovo deposto dalla mosca (larva di Prima Età, L1) è molto piccola (1 mm) e scava una “galleria superficiale”, cioè immediatamente al di sotto dell’epidermide dell’oliva. E’ qui che esplica la sua azione il Dimetoato (o un altro prodotto citotropico). Naturalmente, le mosche olearie non depongono le uova in tutte le olive nello stesso giorno; ma l’insetticida, una volta penetrato, rimane lì per circa tre settimane prima di essere degradato dai processi metabolici interni del frutto. Quindi, se il Dimetoato viene dato a tempo debito, esso svolge la sua attività curativa all’interno dei frutti nella fase incipiente dell’infezione, quando le larve sono molto piccole e le loro gallerie sono superficiali, cioè quando i danni alle olive sono molto limitati.

Se le larve di prima età (L1) non vengono uccise a tempo debito, si sviluppano nell’oliva e, dopo circa 5 giorni subiscono la prima muta: perdono lo scheletro esterno, s’ingrossano e diventano larve di Seconda Età (L2). Queste, essendo più grandi, danneggiano di più la polpa del frutto e, soprattutto, cominciano a scavare gallerie in profondità, dove l’effetto degli insetticidi citotropici (e quindi dei trattamenti) diminuisce progressivamente. Da un certo punto in poi, lo sviluppo delle larve L2 va avanti da sé. Le larve L2 subiscono la seconda muta e diventano larve di Terza Età. Le L3 sono larve grandi (fino a 8 mm) che scavano grandi gallerie sempre più profonde, vi rilasciano i loro escrementi e arrivano spesso fino al nocciolo. A questo punto, l’oliva è persa.

Quindi, le olive non si perdono (o almeno la loro perdita si riduce notevolmente) se il Dimetoato si dà a tempo debito, cioè in una settimana in cui ha inizio una intensa ovideposizione di uova della mosca olearia e in un giorno in cui è si prevede che non pioverà nel giorno successivo. Le trappole aiutano ad individuare la settimana, con le previsioni locali ‘personalizzate’ si trova il giorno.  

Le trappole in campo, per il monitoraggio, è bene posizionarle verso metà-fine giugno quando le mosche non depongono ancora le uova anche a causa della scarsa recettività delle olive da olio. Le trappole attraggono le mosche che volano nell’oliveto con un’esca che emette odori sessuali (feromoni) e le catturano con una sostanza vischiosa. Il numero delle catture settimanali dipende in qualche modo dalla densità delle mosche e quando questo supera un certo valore (ad es. valore medio in tre trappole: 10 adulti/settimana) l’infestazione può già essere in atto. D’ora in poi,  per intervenire a tempo debito col Dimetoato, si deve diagnosticare settimanalmente l’Infestazione Attiva (I.A.) delle olive; e questo si fa cogliendo un campione di 100 olive a caso, sezionandole e calcolando la percentuale di olive con uova o larve piccole (di 1° e 2° età). La settimana in cui la I.A. supera il 10%, la cosiddetta Soglia d’Intervento, s’interviene col Dimetoato o con un altro insetticida citotropico (MeRi news N. 3). Quante volte si può intervenire? Il Dimetoato è un prodotto tossico e (giustamente) esistono regole e  ‘disciplinari’ che ne limitano l’impiego; ma queste regole non sono stabilite a caso e, se applicate a tempo debito (previsioni meteo personalizzate + soglia d’intervento), permettono di proteggere adeguatamente la produzione delle olive e la qualità dell’olio.

Abbiamo descritto con un minimo di dettaglio le operazioni necessarie per la protezione degli oliveti dagli attacchi della mosca olearia per mostrare quanto siano articolate, complesse e costose queste operazioni. Ma anche per mostrare che esse sono fattibili. Certo, è molto più semplice non farle, sperare che tutto vada per il meglio ed, in caso contrario, chiedere contributi pubblici per sostenere il prezzo e la qualità dell’olio d’oliva italiano. 


Maurizio Severini 

 

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